SALPA ANCORA (Mazara del Vallo)

Witness Journal n 27 Aprile 2009

Mazara del Vallo, non è solo il più importante distretto italiano della pesca, ma è anche - suo malgrado - un laboratorio a cielo aperto dove italiani e immigrati nordafricani, lavorano e vivono insieme Per capire che a Mazara del Vallo la pesca è una cosa seria basta qualche numero: 28 mila tonnellate annue di pescato per un giro di affari che si aggira intorno ai 450 milioni di euro. La flotta è composta da 352 pescherecci grandi, più circa un centinaio di pescherecci piccoli; la stazza media è di 130 tonnellate. L'indotto conta 4 cantieri navali, una decina di industrie di trasformazione del pescato e oltre trenta aziende che sono in qualche modo connesse all'attività in mare. In totale gli addetti sono più di 7 mila, di cui circa 5 mila sono impiegate direttamente a bordo dei pescherecci e, di queste, almeno la metà sono immigrati ch evivono stabilmente a Mazara del Vallo.

Lavorare in mare

La vita dei pescatori di Mazara è una vita d'altri tempi, dura, scandita dai crudeli - ma indispensabili - turni di bordo: 3 ore di veglia per controllare le reti e pescare e 3 ore di sonno, senza interruzioni per tre mesi consecutivi; a terra si sta un mese prima di salpare ancora per altri tre mesi. A bordo si fa tutto in funzione del pescato che arriva a terra già pulito, catalogato e congelato, proto per le casse e i magazzini. Chi lavora sui pescherecci più piccoli fa turni meno lunghi, ma non meno faticosi per garantire rifornimenti - senza soluzione di continuità - all'affollato mercato del pesce di Mazara, con le sue aste caotiche ma basate su un rituale ben preciso che usa un codice di gesti e dialetto per regolare acquisti e vendite. Tra i prezzi più pregiati, neanche a dirlo, lo spada, pesce simbolo della pesca nelle acque siciliane e dello stretto